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Rassegna Stampa - L'Argomento di Oggi - dal 2010-07-20 ad oggi 2010-08-31 Sintesi (Più sotto trovate gli articoli)

"non finisce il nostro impegno e non dimenticheremo le donne afgane"

La Clinton a Kabul: "Il 2011 è l'inizio di nuova fase"

Il Segretario di Stato americano alla conferenza dei Paesi donatori che si è aperta a Kabul

MILANO - A Kabul si è aperta la conferenza internazionale dei Paesi donatori e il segretario di Stato americano Hillary Clinton ha detto che la data di luglio 2011, fissata dal presidente Barack Obama per l'avvio del ritiro delle truppe americane, "è l'inizio di una nuova fase e non la fine del nostro impegno". La Conferenza appoggia il piano del governo afgano di far assumere "alle sue forze di sicurezza la responsabilità delle operazioni militari in tutte le province del Paese entro la fine del 2014".

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Il Mio Pensiero (Vedi il "Libro dei Miei Pensieri"html PDF ):

……..

Rassegna Stampa - L'Argomento di Oggi - dal 2010-07-20 ad oggi 2010-07-20

AVVENIRE

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2010-08-31

GUERRE USA 1 Milione di Miliardi di Dollari.

USA E' INIZIATO IL RITIRO dall'IRAK

2010-07-20

20 luglio 2010

COSTRUIRE IL FUTURO

Hillary Clinton a Kabul:

"Transizione non rinviabile"

È iniziata con un discorso del presidente Hamid Karzai la Conferenza internazionale dei donatori a Kabul sul futuro dell'Afghanistan. I lavori della conferenza, alla quale stanno partecipando una settantina tra Paesi ed organizzazioni internazionali, hanno preso il via alle 9 di stamattina e termineranno alle 16.30 con una conferenza stampa del presidente Hamid Karzai e del segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon.

"Siamo di fronte ad un nemico comune contro cui dobbiamo combattere uniti", ha affermato Karzai nel suo discorso inaugurale davanti ai ministri degli Esteri e ai rappresentanti delle organizzazioni internazionali. Tra i partecipanti Hillary Clinton, segretario di Stato Usa, Anders Rasmussen, segretario generale Nato, e il titolare della Farnesina che terrà a breve un intervento con altri capi delegazione. Migliaia i poliziotti e i soldati impegnati a mantenere la sicurezza in questo giorno particolare dove si temono possibili attentati da parte dei talebani. Nel corso della notte sono infatti esplosi alcuni razzi vicino Kabul senza però causare vittime.

La Conferenza di Kabul appoggia il piano del governo afghano di far assumere "alle sue forze di sicurezza la responsabilità delle operazioni militari in tutte le province del paese entro la fine del 2014". È quanto emerge dal documento finale della conferenza, in cui si sottolinea che "la comunità internazionale manterrà il suo impegno a fornire l'appoggio necessario" al raggiungimento di questo obiettivo.

La Conferenza inoltre approva "in linea di principio" il Programma di pace e reintegrazione del governo afghano. Si tratta, si precisa, di un programma che "è aperto a tutti i membri dell'opposizione armata afghana e delle loro comunità che rinuncino alla violenza, non abbiano legami con le organizzazioni terroristiche internazionali, rispettino la Costituzione e si mostrino desiderosi di costruire un Afghanistan pacifico"

LA POSIZIONE DEGLI USA

Il processo di transizione in Afghanistan "è troppo importante perchè venga rinviato all'infinito", ma gli Stati Uniti saranno impegnati al fianco delle autorità locali anche dopo il loro ritiro nel 2011, per garantire che la consegna dei poteri avvenga nel modo più sicuro ed efficace possibile. Lo ha detto il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, ai partecipanti alla conferenza internazionale in corso a Kabul. "Non abbiamo alcuna intenzione di abbandonare il nostro intento di raggiungere un Afghanistan stabile, sicuro e pacifico", ha detto la Clinton.

"Il governo afghano, lavorando con la Nato, ha sviluppato un ampio quadro che aiuterà a creare le condizioni per la transizione, provincia per provincia, distretto per distretto - ha spiegato - in modo che le forze afghane possano assumersi la responsabilità della sicurezza".

Il 2011 "è l'inizio di una nuova fase, non la fine del nostro coinvolgimento", ha precisato la Clinton, spiegando poi che nella lotta alla corruzione, malgrado i progressi, "resta molto lavoro" da fare. "Siamo incoraggiati" dai progressi, ha detto il segretario di Stato, parlando di "misure importanti" adottate dal governo del presidente Hamid Karzai. "Ma resta ancora molto lavoro - ha precisato -. Non si può prescindere dalla lotta alla corruzione e dal miglioramento della governance".

La transizione in Afghanistan "deve essere graduale, ma deve cominciare subito". Lo ha dichiarato oggi a Kabul il ministro degli Esteri britannico, William Hague. Intervenendo stamani alla Conferenza di Kabul, Hague ha detto che Londra "accetterà la richiesta di Kabul di convogliare il 50% dell'aiuto attraverso i canali governativi. E - ha aggiunto

- noi faremo anche di più". Il ministro britannico si è comunque unito all'appello della collega statunitense Clinton, ricordando al presidente Hamid Karzai che "la corruzione deve essere combattuta con più energia".

L'ATTACCO DI AL-QAEDA

Il numero due di Al-Qaeda, Ayman al-Zawahiri, poche ore prima della conferenza dei donatori a Kabul, ha lasciato un nuovo messaggio su Internet nel quale punta il dito contro i leader arabi moderati, considerati "sionisti", e deride il presidente degli Usa Barack Obama per le sue pretese di vittoria in Afghanistan.

"Questi arabi sionisti sono più pericolosi degli ebrei sionisti", ha detto Zawahiri in un audio-messaggio postato sul web riferendosi in particolar modo al presidente egiziano Hosni Mubarak. "Chi circonda il nostro popolo a Gaza? Non è il leader degli arabi sionisti Hosni Mubarak?", si chiede nel messaggio audio il vice di Bin Laden. Poi rivolgendosi a Obama afferma nel messaggio: "Povero Obama, viene a Kabul e promette che i talebani non torneranno al potere. Ma il poveretto può promettere che le sue orde rientreranno sane e salve in America?".

 

 

 

 

 

 

 

CORRIERE della SERA

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2010-07-20

GUERRE USA 1 Milione di Miliardi di Dollari.

USA E' INIZIATO IL RITIRO dall'IRAK

"non finisce il nostro impegno e non dimenticheremo le donne afgane"

La Clinton a Kabul:

"Il 2011 è l'inizio di nuova fase"

Il Segretario di Stato americano alla conferenza dei Paesi donatori che si è aperta a Kabul

"non finisce il nostro impegno e non dimenticheremo le donne afgane"

La Clinton a Kabul:

"Il 2011 è l'inizio di nuova fase"

Il Segretario di Stato americano alla conferenza dei Paesi donatori che si è aperta a Kabul

Hillary Clinton e il presidente afgano Karzai (Ap)

Hillary Clinton e il presidente afgano Karzai (Ap)

MILANO - A Kabul si è aperta la conferenza internazionale dei Paesi donatori e il segretario di Stato americano Hillary Clinton ha detto che la data di luglio 2011, fissata dal presidente Barack Obama per l'avvio del ritiro delle truppe americane, "è l'inizio di una nuova fase e non la fine del nostro impegno". La Conferenza appoggia il piano del governo afgano di far assumere "alle sue forze di sicurezza la responsabilità delle operazioni militari in tutte le province del Paese entro la fine del 2014".

DONNE - Clinton ha detto inoltre che la comunità internazionale non dimenticherà le donne afgane. Il ministro degli Esteri Usa e l’Alto rappresentante per la Politica estera dell’Unione europea, Catherine Ashton, hanno spiegato alle leader femministe a Kabul che l’occidente non consentirà che l’Afghanistan ritorni all’epoca del regime dei talebani. "Questo è un mio impegno personale", ha detto Clinton rivolgendosi a un gruppo di circa quindici attiviste per i diritti umani. La pace in Afghanistan, ha aggiunto, "non può arrivare a spese delle donne e delle vite delle donne".

KARZAI - Il presidente afghano Hamid Karzai ha detto che il Paese si prepara "ad assumere le responsabilità della sua sicurezza all'orizzonte del 2014" e ha chiesto alla comunità internazionale di "appoggiare il nostro piano di reintegrazione e riconciliazione. Noi vogliamo convincere a unirsi a noi quegli oppositori che accetteranno di rispettare la Costituzione e romperanno i loro rapporti con Al Qaeda", ha aggiunto il capo di Stato afgano. Il governo di Kabul ha presentato i progetti ministeriali di cinque settori (sviluppo economico e rurale, valorizzazione delle risorse umane, governance, sicurezza e infrastrutture) su cui chiede ai Paesi donatori di far convergere le risorse già stanziate. L'ambizione del governo è di ottenere dalla comunità internazionale che almeno il 50% di quegli aiuti nei prossimi anni (13 miliardi di dollari) siano convogliati attraverso le casse dello Stato.

BAN KI-MOON - Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, ha sostenuto che "con questa conferenza abbiamo segnato l'autentico inizio della transizione in Afghanistan". Il massimo responsabile delle Nazioni Unite ha rivolto anche un appello agli afgani "a unirisi, a lavorare insieme, nel mutuo rispetto e per la sovranità del governo. Avete sofferto molto e ora è il momento di costruire insieme un nuovo Paese".

RUSSIA - La Russia ha cancellato la parte rimanente del debito dell’Afghanistan pari a 891 milioni di dollari. Il totale del debito cancellato sale quindi a 12 miliardi dollari. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov.

SCONTRI - Mentre a Kabul si discute, in Afghanistan sono morte diciassette persone negli scontri, durati tutta la notte, tra talebani e il movimento Hizb-e-Islami nella provincia di Maidan Wardak, secondo quanto ha detto il portavoce del governatore della zona. I talebani hanno perso quindici uomini mentre gli Hizb-e-Islami due. Hizb-e-Islami, guidato dal "signore della guerra" Gulbudin Hekmatyar, è uno dei principali gruppi di insorti che si oppone ai talebani.

 

20 luglio 2010

 

 

REPUBBLICA

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2010-07-20

GUERRE USA 1 Milione di Miliardi di Dollari.

USA E' INIZIATO IL RITIRO dall'IRAK

Afghanistan, obiettivo 2014

Clinton: "Transizione non rinviabile"

Il presidente Karzai apre l'incontro internazionale delineando il calendario per il passaggio delle consegne nella sicurezza. Razzi sull'aeroporto di Kabul, deviati sulla base Usa gli aerei delle autorità

di DANIELE MASTROGIACOMO

Afghanistan, obiettivo 2014 Clinton: "Transizione non rinviabile" Hamid Karzai e Hillary Clinton

L'obiettivo è il 2014. Entro quella data, le forze della Coalizione internazionale affideranno all'esercito e alla polizia afgana la gestione della sicurezza del Paese. Non è l'annuncio di un ritiro, ma un programmato passaggio di consegne. L'Afghanistan non sarà abbandonato. A vigilare sul suo futuro resterà la Nato che fornirà il supporto logistico e militare senza però interferire direttamente sull'ordine pubblico e il processo di pacificazione. Riuniti a Kabul in quella che viene considerata la più importante riunione degli ultimi 50 anni, i rappresentanti di oltre 60 Paesi, assieme a 30 ministri degli Esteri e l'intero vertice delle Nazioni unite, affrontano il momento più difficile della guerra in Afghanistan e fissano i paletti di un percorso che segni una onorevole exit strategy e rafforzi i pochi progressi ottenuti in questi nove, lunghi anni di conflitto.

La guerra infinita. Non è stato un incontro facile. Il Paese è stremato, le violenze continuano, sono oltre mille i militari stranieri caduti in combattimento. Il mese di giugno, con 365 soldati morti, è stato il più sanguinoso dal 2002. La guerra costa, i Paesi dell'Isaf e della Nato devono fare i conti con la crisi economica, hanno gravi problemi interni, sono alle prese con tagli e sacrifici. Restare ancora a lungo in Afghanistan significa sborsare nuovi quattrini e prevedere nuove vittime. I Taleban si sentono forti. Mai come in questo momento spingono le loro milizie a sferrare attacchi, disseminare strade e terreni di ordigni artigianali, a fare irruzioni, a fare esplodere autobomba, a erodere il terreno che le due offensive delle forze Usa e britanniche nel Sud, nei feudi storici dell'Helmand e di Kandahar, hanno solo parzialmente liberato e non si sa per quanto tempo ancora.

Anche in mattinata, mentre i delegati si avviavano verso la sede della riunione, isolata, blindata e vigilata da migliaia di soldati, una selva di razzi ha colpito l'aeroporto internazionale di Kabul. Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon e il ministro degli Esteri svedese Carl Bildt hanno dovuto ripiegare sulla base statunitense di Bagram. Da qui hanno proseguito verso Kabul in elicottero. Troppo rischioso pensare a un passaggio via terra, lungo la grande pianura che si apre a nord della capitale. Le voci raccolte dall'intelligence raccontavano di numerosi attentati in preparazione. Un folto gruppo di Taleban si era appostato nell'immnediata periferia della città pronto a intervenire. Non sarebbe stata la prima volta. E' accaduto spesso anche in passato. L'ultima, due mesi fa quando si era riunita la Loya Jirga e il presidente Hamid Karzai aveva dovuto interrompere il suo discorso per il frastuono dei razzi che cadevano attorno al perimetro dell'assise. Il gruppo di Taleban era stato sorpreso dalle forze speciali, c'era stato uno scontro a fuoco, con morti e feriti. Ma gli attacchi, finora, sono stati sventati.

Karzai e Hillary Clinton. La riunione è durata tre ore. Il presidente Hamid Karzai ha ufficializzato il passaggio di consegne entro il 2014: è convinto che per quella data le forze di sicurezza afgane saranno pronte. Ma sa anche che senza il coinvolgimento dei Taleban, la guerra è destinata a proseguire. A lungo. La parola negoziato non è più un tabù. E' una necessità, quasi un imperativo. Adesso anche gli Usa accettano l'idea di una trattativa. Karzai è stato duro e al tempo stesso flemmatico. Ha ricordato che "il nemico comune sono e restano i Taleban". Ma ha svelato di aver messo a punto un piano di riconciliazione e di reinserimento dei combattenti disposti ad abbandonare le armi. Un piano fatto di trattative e di soldi. Chi rinuncia alla lotta armata deve avere un'alternativa. Bisogna finanziare progetti e colture, rilanciare la piccola economia. Bisogna incentivare una scelta che pochi, al momento, sono disposti a fare. In molte regioni del Paese, i Taleban spadroneggiano, minacciano, governano, impongono. Se lo Stato centrale, quello di Kabul e di Hamid Karzai, già afflitto da corruzione e da una scarsa legittimità che le urne gli hanno attribuito tra molti sospetti di brogli, non riuscirà ad essere presente e credibile nelle aree più depresse, nessun contadino o commerciante si opporrà agli studenti coranici. Ci vogliono 784 milioni di dollari per conquistare 36 mila Taleban.

Il Segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, non sembra disposta a concedere altri fondi. Vuole segnali concreti di un cambiamento nella gestione molto chiacchierata del presidente Karzai. "Malgrado i progressi", ha dichiarato prima dell'apertura della riunione, "resta ancora molto da fare per combattere la corruzione". E ancora: "Il processo di transizione in Afghanistan è troppo importante per rinviarlo all'infinito".

Il documento finale. Cinque i punti raccolti nel documento finale. La comunità internazionale appoggia la proposta di consegnare entro il 2014 alle forze afgane il controllo della sicurezza del paese. Il governo di Karzai, nell'attesa, si impegna "ad assicurare la stabilità e le condizioni per uno Stato di diritto efficace". Entro l'ottobre del 2011, data nella quale inizierà il ritiro del contingente Usa, "i soldati afgani da schierare sul campo saranno 171.600 e i poliziotti 134 mila".

Accolto anche il piano per la pace e la riconciliazione "aperto a tutti i membri afgani dell'opposizione armata che rinunciano alla violenza, non hanno legami con le organizzazioni terroristiche internazionali, rispettano la Costituzione". Il governo afgano, si legge ancora nel documento conclusivo, "premerà sul Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per fare depennare i Taleban dalla lista nera". Si riconosce la "gravità del numero di perdite umane tra la popolazione civile" e si denuncia che queste "sono provocate dagli attacchi degli insorti". Gli aiuti internazionali, altro tema di contrasto, soprattutto per quel che riguarda la gestione dei fondi, saranno "affidati per il 50 per cento al governo nel giro di due anni". Questo ha provocato subito lo sblocco di un aiuto per 125 milioni di dollari dal parte del Fmi.

(20 luglio 2010)

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